Serie “Energia e Acqua nel MENA” — articolo 1 di una serie dedicata al fotovoltaico galleggiante come leva per ridurre l’evaporazione idrica e valorizzare le aree interne della regione MENA.
Il Marocco gestisce oggi 58 dighe monitorate, infrastrutture chiave per l’agricoltura irrigua e l’approvvigionamento idrico del paese. Secondo le stime più recenti, queste dighe perdono complessivamente circa 909 milioni di metri cubi d’acqua all’anno solo per evaporazione: un volume enorme, in un paese che convive da anni con una crescente scarsità idrica e cicli di siccità sempre più frequenti legati al cambiamento climatico.
È qui che entra in gioco il fotovoltaico galleggiante (FV galleggiante). A differenza degli impianti solari a terra, i pannelli installati su strutture flottanti che coprono parte della superficie di un bacino idrico offrono un doppio beneficio: da un lato riducono l’esposizione dell’acqua al sole e al vento, limitando l’evaporazione; dall’altro sfruttano l’effetto di raffreddamento naturale dell’acqua per aumentare il rendimento energetico dei moduli rispetto a un impianto equivalente a terra.
Studi recenti condotti su una delle dighe marocchine più rilevanti, quella di Al Wahda, hanno analizzato proprio questa doppia funzione: generazione di energia pulita e contenimento delle perdite evaporative. I risultati confermano un pattern osservato ormai in diverse regioni aride e semi-aride del mondo — dal Sud America al Medio Oriente — dove la copertura anche parziale di un bacino con pannelli flottanti può tradursi in risparmi idrici significativi, oltre che in nuova capacità energetica rinnovabile.
Il Marocco, va detto, non ha bisogno del FV galleggiante per ragioni di scarsità di terreno: il paese ha ampio spazio per impianti solari a terra, e lo sta dimostrando con un percorso di crescita rinnovabile solido, che punta a portare la quota di rinnovabili oltre metà della capacità elettrica installata entro il 2030. Il vero valore aggiunto del FV galleggiante marocchino, quindi, non è la terra risparmiata: è l’acqua.
Ed è proprio qui che il tema ambientale incontra quello sociale. Le dighe marocchine non sono solo infrastrutture energetiche: sono il cuore dell’agricoltura delle aree interne, spesso le più marginali dal punto di vista economico. Ogni metro cubo d’acqua non perso per evaporazione è un metro cubo disponibile in più per l’irrigazione, per le comunità rurali che dipendono da quei bacini, per la resilienza economica di territori lontani dalla costa e dai grandi centri urbani. È esattamente il tipo di intervento capace di generare valore misurabile su entrambi i fronti — ambientale e sociale — che questa serie di articoli vuole raccontare, paese per paese, in tutta la regione MENA.
Manca oggi, in Marocco, un quadro normativo dedicato che consenta una diffusione su larga scala del FV galleggiante sulle dighe pubbliche: una lacuna che vale la pena tenere d’occhio, perché è spesso proprio la regolazione — più che la tecnologia — il vero collo di bottiglia per progetti di questo tipo in tutta la regione.
Il prossimo articolo della serie sarà dedicato alla Giordania, dove il fotovoltaico galleggiante è già stato applicato ai bacini di irrigazione nelle zone aride del paese.

