Libia, il Mediterraneo conteso: oltre i confini marittimi, la necessità di una responsabilità condivisa

Libia, il Mediterraneo conteso: oltre i confini marittimi, la necessità di una responsabilità condivisa

Le rivendicazioni sulle piattaforme continentali riaprono il confronto tra i Paesi mediterranei. Energia, infrastrutture e interessi strategici rischiano di prevalere sulla costruzione di uno spazio comune di cooperazione.

ottobre 2026
Il Mediterraneo torna al centro di una complessa controversia geopolitica. Le rivendicazioni marittime avanzate dalla Libia hanno suscitato le obiezioni di Italia, Grecia e Tunisia, riportando in primo piano il tema della delimitazione delle piattaforme continentali e delle zone economiche esclusive.
La questione, apparentemente circoscritta al diritto internazionale del mare, coinvolge interessi ben più ampi: risorse energetiche, gasdotti, infrastrutture sottomarine, rotte commerciali ed equilibri politici tra Europa e Nord Africa.
La dichiarazione presentata dalla Libia alle Nazioni Unite nel maggio 2025 e le successive iniziative diplomatiche hanno evidenziato la persistenza di interpretazioni divergenti sui diritti marittimi. Sullo sfondo rimane il memorandum del 2019 tra Libia e Turchia, contestato da diversi Paesi della regione e divenuto uno degli elementi più controversi degli equilibri nel Mediterraneo orientale.
Per l’Italia, la questione assume un rilievo particolare. La cooperazione energetica con la Libia, rappresentata anche dal gasdotto GreenStream che collega Mellitah alla Sicilia, si intreccia con la tutela degli interessi nazionali e con la necessità di preservare relazioni stabili con la sponda meridionale.
Ma il Mediterraneo non può essere interpretato esclusivamente attraverso la geografia degli interessi economici e delle rispettive sfere di influenza.
La progressiva trasformazione dei fondali marini in spazi di competizione strategica pone una questione più profonda: quale futuro intendono costruire i Paesi che condividono questo mare?
La legittima tutela dei diritti nazionali non dovrebbe tradursi in una continua frammentazione dello spazio mediterraneo. Il diritto internazionale, il negoziato e gli strumenti multilaterali devono rappresentare il riferimento per prevenire nuove tensioni e favorire soluzioni eque.
In questa prospettiva, Mediterraneum Foundation richiama l’attenzione sulla necessità di affiancare alla diplomazia dei confini una diplomazia della cooperazione, capace di coinvolgere istituzioni, comunità scientifiche, sistemi produttivi e società civile delle due sponde.
La sicurezza energetica, la protezione delle infrastrutture, la sostenibilità ambientale e la gestione delle risorse marine costituiscono interessi comuni che richiedono strumenti di concertazione, non soltanto accordi bilaterali determinati dalle convenienze del momento.
Occorre soprattutto evitare che le popolazioni mediterranee rimangano estranee a decisioni destinate a incidere sul loro futuro economico, sociale e ambientale.
Il Mediterraneo è uno spazio geografico condiviso, ma non ancora uno spazio politico di responsabilità condivisa.
È in questa distanza che si misura il limite delle attuali relazioni tra gli Stati rivieraschi. Superarla significa riconoscere che la stabilità della regione non dipende soltanto dalla definizione dei confini, ma dalla capacità di costruire interessi comuni, istituzioni di dialogo e condizioni durature di cooperazione.