Medio Oriente, la crisi alimentare colpisce soprattutto donne e ragazze
Foto di Gennaro Damato

Medio Oriente, la crisi alimentare colpisce soprattutto donne e ragazze

GINEVRA – L’escalation in Medio Oriente e le difficoltà alla navigazione nello Stretto di Hormuz potrebbero spingere altri 11,7 milioni di donne e ragazze verso l’insicurezza alimentare entro la fine del 2026. È quanto emerge da una nuova analisi di UN Women, che prende in esame 28 Paesi.
L’aumento dei costi dell’energia, dei fertilizzanti e dei trasporti si sta trasferendo sui prezzi degli alimenti, aggravando condizioni economiche già fragili. Complessivamente, secondo gli scenari analizzati, altre 22 milioni di persone potrebbero trovarsi in condizioni di insicurezza alimentare: il 53% sarebbero donne e ragazze. Si tratta di stime basate su scenari e non di previsioni.
Il dato si aggiunge ai circa 208 milioni di donne e ragazze che nei Paesi considerati risultavano già in condizioni di insicurezza alimentare o denutrizione. Le situazioni più critiche si concentrano dove conflitti, povertà e debolezza economica si sovrappongono, come in Sudan, Sud Sudan, Yemen, Palestina e Haiti.
A rendere le donne maggiormente esposte contribuiscono anche la minore partecipazione al mercato del lavoro e il difficile accesso agli strumenti finanziari. In Iraq, Libano, Pakistan e Yemen, meno di una donna su cinque dispone di un conto bancario o di moneta mobile, riducendo la possibilità di affrontare aumenti dei prezzi o perdite di reddito.
UN Women chiede quindi di integrare gli aiuti alimentari e monetari con interventi per nutrizione, protezione, occupazione e agricoltura, rafforzando l’accesso delle donne a terra, credito e servizi.
L’analisi evidenzia così come una crisi originata lungo una delle principali rotte energetiche mondiali possa trasferirsi rapidamente nelle economie domestiche: dallo Stretto di Hormuz al prezzo del cibo, fino alla capacità delle famiglie più vulnerabili di assicurarsi un pasto quotidiano.