A un anno dall’annuncio del cessate il fuoco, Gaza si prepara ad affrontare il quarto inverno in condizioni di estrema precarietà.
Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), quasi due milioni di palestinesi necessitano ancora di un’assistenza urgente per disporre di un alloggio sicuro. Le scorte umanitarie disponibili coprono appena il 17% del fabbisogno individuato per la stagione invernale.
Oltre la metà delle tende e dei rifugi di fortuna è ormai deteriorata. Circa 1,8 milioni di persone vivono in insediamenti per sfollati, in gran parte esposti al rischio di allagamenti. Altre famiglie trovano riparo in edifici danneggiati dalla guerra, molti dei quali pericolanti. Ad agosto sono state individuate oltre 3.600 strutture a rischio di crollo.
Le piogge invernali, aggravate dalla compromissione dei sistemi di drenaggio, minacciano di trasformare questa precarietà in una nuova emergenza umanitaria.
L’OIM denuncia inoltre le persistenti restrizioni israeliane all’ingresso degli aiuti. Circa 8.600 kit per alloggi di emergenza sono già disponibili fuori dalla Striscia, ma non riescono a raggiungere le famiglie che ne hanno bisogno.
La direttrice generale dell’OIM, Amy Pope, richiama la necessità di garantire un accesso umanitario immediato e continuativo, consentendo l’ingresso di tende, materiali da costruzione, attrezzature e risorse indispensabili per mettere in sicurezza gli edifici e avviare una prima ricostruzione.
Gaza restituisce oggi l’immagine di una popolazione sospesa tra la distruzione della guerra e l’impossibilità di ricostruire le condizioni elementari della vita quotidiana.
Il diritto a un riparo, alla sicurezza e alla dignità non può restare subordinato alle decisioni politiche e alle restrizioni che condizionano l’assistenza umanitaria.
Per la comunità internazionale, e in particolare per i Paesi del Mediterraneo, la questione non riguarda soltanto la gestione di un’emergenza stagionale, ma la responsabilità di rendere concretamente possibile il ritorno a condizioni di vita dignitose.
Fonte: Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)
