A primavera, a Nabeul, nel Cap Bon tunisino, l’aria si riempie del profumo della zahra, il fiore dell’arancio amaro. Non è solo una fioritura: è un appuntamento che scandisce la vita delle famiglie, dei campi e delle tradizioni. Donne e raccoglitori esperti si muovono tra gli alberi all’alba, staccando i fiori a mano con delicatezza, come si fa da generazioni.
Quest’anno il raccolto potrebbe raggiungere tra le 11.000 e le 14.000 tonnellate, segno di quanto questa coltura sia ancora centrale per l’economia locale. Ma dietro il profumo dolce dei fiori c’è anche la fatica: la raccolta richiede esperienza e manodopera qualificata, sempre più difficile da trovare. I produttori lamentano prezzi troppo bassi per sostenere i costi del lavoro e mantenere viva la tradizione.
Eppure la zahra continua ad avere un valore che va oltre il mercato. A Nabeul l’acqua di fiori d’arancio è parte della vita quotidiana: aromatizza caffè, dolci e couscous, accompagna matrimoni e visite importanti, simbolo di ospitalità e buon augurio. È un sapere domestico tramandato soprattutto dalle donne, custodito nelle case e nei piccoli laboratori di distillazione.
Da questi stessi fiori nasce anche il neroli, una delle essenze più pregiate della profumeria internazionale. Per ottenere un solo chilo di olio essenziale servono circa mille chili di fiori, e il suo valore può arrivare a migliaia di euro.
La Tunisia oggi cerca di trasformare questa tradizione anche in funzione turistica e culturale. Con la “Route de la fleur de Bigaradier”, Nabeul vuole raccontare ai visitatori un territorio fatto di agricoltura, artigianato, gastronomia e memoria.
Alla fine, la zahra resta il simbolo di una Tunisia mediterranea e autentica.
