La vera frontiera è la fiducia. Dalla demoscopia alla sociologia delle aspettative: conoscere opinioni, paure e aspirazioni delle popolazioni mediterranee per costruire nuove forme di dialogo, cooperazione e sviluppo.
Quando parliamo di Mediterraneo, il dibattito pubblico finisce quasi sempre per concentrarsi sugli stessi dossier: migrazioni, sicurezza, conflitti, energia, rotte commerciali, equilibri geopolitici. Sono temi decisivi. Ma esiste una dimensione che continua a ricevere un’attenzione insufficiente e alla quale gli indicatori economici, demografici e geopolitici non bastano a rispondere.
Che cosa pensano davvero le donne e gli uomini che vivono sulle sponde del Mediterraneo?
Quanto si fidano delle istituzioni? Quali opportunità intravedono per sé e per i propri figli? Quanto ritengono possibile migliorare la propria condizione senza dover partire? Per rispondere occorre conoscere le persone e misurarne le aspettative. Occorre, in altre parole, tornare a considerare la ricerca sociale e demoscopica non come un semplice strumento di rilevazione del consenso, ma come una vera e propria infrastruttura della conoscenza al servizio delle decisioni pubbliche.
DUE SPONDE, DUE OROLOGI DEMOGRAFICI
Il Mediterraneo non è uno spazio omogeneo. Secondo Eurostat, al 1° gennaio 2025 l’Italia registrava un’età mediana di 49,1 anni, la più elevata dell’Unione europea, a fronte di una media UE di 44,9 anni. Gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione italiana, i ragazzi fino a 14 anni appena l’11,9%. Sulla sponda meridionale e orientale, come documentano le analisi del Joint Research Centre della Commissione europea, le strutture demografiche sono mediamente più giovani.
Da una parte società chiamate a confrontarsi con l’invecchiamento e la sostenibilità del welfare; dall’altra società che devono creare occupazione e opportunità per generazioni numerose. Ma il punto centrale è un altro.
Le trasformazioni demografiche cambiano non solo la popolazione, ma anche il modo in cui le persone immaginano il proprio futuro. È questa seconda dimensione che la demoscopia può aiutare a interpretare.
IL PARADOSSO TUNISINO: PIÙ FIDUCIA, PIÙ VOGLIA DI PARTIRE
Il caso più istruttivo è la Tunisia. L’indagine Arab Barometer realizzata tra ottobre e novembre 2025 indica che il 41% dei tunisini dichiara di voler emigrare; tra i giovani sotto i trent’anni la quota sale al 67%, e il 78% di chi vorrebbe partire indica ragioni economiche. Fin qui il quadro sembrerebbe lineare. Ma la stessa rilevazione registra la fiducia nel governo al 44%, il livello più alto dalla rivoluzione, mentre il 56% si attende un miglioramento nei prossimi anni.
Come si spiega? È qui che la lettura demoscopica diventa sociologia delle aspettative. Si può ritenere che il Paese stia migliorando e, allo stesso tempo, giudicare quel miglioramento troppo lento rispetto ai tempi della propria vita. Conta quella che definisco la distanza tra aspettative e opportunità percepite: lo scarto tra ciò che un individuo desidera e ciò che ritiene realisticamente di poter ottenere nel luogo in cui è nato. L’intenzione dichiarata non coincide con la partenza effettiva. Resta però un indicatore prezioso, anche per noi: tra quanti vogliono partire, più di uno su quattro indica l’Italia come meta.
Una società può essere giovane dal punto di vista anagrafico e, allo stesso tempo, percepirsi priva di futuro. Ed è la percezione, più dell’anagrafe, a orientare le scelte.
LA FIDUCIA, CAPITALE INVISIBILE DELLE SOCIETÀ
In oltre vent’anni di ricerche sull’opinione pubblica ho imparato a considerare la fiducia la variabile più predittiva dei comportamenti collettivi. Non è una dimensione soltanto psicologica: è una componente del capitale sociale, che orienta le scelte economiche, la partecipazione civica, la disponibilità al cambiamento. Vale qui il teorema di William I. Thomas: se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze.
Per questo non bisogna confondere la conversazione digitale con l’opinione pubblica. Social listening e intelligenza artificiale sono risorse utili, ma non sostituiscono indagini con criteri rigorosi di campionamento e questionari culturalmente validati: parole come «fiducia», «sicurezza» o «futuro» non hanno ovunque lo stesso significato.
UNA PROPOSTA: L’OSSERVATORIO DELLE ASPETTATIVE MEDITERRANEE
Se vogliamo politiche di cooperazione davvero efficaci, dobbiamo aggiungere alla conoscenza dei flussi, dei mercati e dei confini una conoscenza sistematica delle aspettative delle popolazioni. Propongo, in questa prospettiva, un Osservatorio euro-mediterraneo dell’opinione pubblica, con rilevazioni periodiche su sette dimensioni: fiducia istituzionale, benessere percepito, aspettative, propensione alla mobilità, atteggiamenti interculturali, partecipazione sociale e disponibilità alla cooperazione.
Non un’ennesima classifica tra Paesi, ma uno strumento scientifico per osservare nel tempo convergenze e divergenze tra le società mediterranee, con una particolare attenzione alle città portuali, veri laboratori di integrazione e di costruzione della fiducia. Nessun sondaggio può sostituire la responsabilità della politica. Ma una decisione fondata sulla conoscenza dei cittadini ha molte più probabilità di intercettarne i bisogni reali di una costruita sulle sole rappresentazioni mediatiche.
IL FUTURO DEL MEDITERRANEO COMINCIA DALL’ASCOLTO
Dietro ogni fenomeno migratorio c’è una scelta individuale; dietro ogni trasformazione economica ci sono comportamenti e aspettative; dietro ogni conflitto ci sono percezioni e sistemi di valori che meritano di essere compresi. La ricerca sociale e demoscopica può svolgere una funzione civile: restituire centralità alle persone in un dibattito che troppo spesso parla soltanto di Stati, confini ed equilibri di potere.
Il Mediterraneo non ha bisogno soltanto di essere raccontato meglio. Ha bisogno di essere ascoltato meglio.
Il primo passo verso una cooperazione più solida è forse proprio questo: passare da una geografia dei confini a una conoscenza delle persone.
NOTA SULLE FONTI
Eurostat, Population structure and ageing, febbraio 2026: età mediana e struttura per età della popolazione UE e italiana al 1° gennaio 2025.
Commissione europea – Joint Research Centre, analisi sulle dinamiche demografiche e migratorie nell’area euro-mediterranea, 2025–2026.
Arab Barometer, Wave IX – Tunisia Public Opinion Report, luglio 2026: 1.023 interviste faccia a faccia, 30 ottobre – 30 novembre 2025, margine d’errore ±3 punti percentuali.
W. I. Thomas, D. S. Thomas, The Child in America, Knopf, New York 1928.
I dati citati provengono da ricerche pubblicate e verificabili e non da nuove rilevazioni LAB21.
Roberto Baldassari è Direttore Generale e socio fondatore di LAB21, docente di Strategie delle ricerche di opinione e di mercato all’Università degli Studi Roma Tre e Direttore del Comitato Scientifico della Mediterraneum Foundation.
