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La Madonna senza frontiere
Posted inCultura Dialogo Eventi

La Madonna senza frontiere

Posted by Piero Messina 24 Agosto 2026

Da Trapani a La Goulette, è la storia di una devozione che il Mediterraneo non ha mai diviso Ci sono luoghi nei quali il Mediterraneo smette di essere una frontiera e torna a essere quello che è sempre stato: una strada.

La Goulette, porto di Tunisi, è uno di questi luoghi. Qui, sulla sponda africana, la Sicilia non è soltanto una terra che si intravede idealmente oltre il mare. È una memoria depositata nelle strade, nei cognomi, nelle parole, nelle architetture, nelle storie familiari. E soprattutto in una statua: la Madonna di Trapani.

Ogni 15 agosto, nel quartiere conosciuto come la Piccola Sicilia, la celebrazione dell’Assunta riporta alla luce una storia migratoria che ha attraversato l’Ottocento, il Novecento e ora il nuovo secolo. Una storia fatta di pescatori, artigiani, commercianti, famiglie e lavoratori siciliani che attraversarono il Mediterraneo non per turismo ma per cercare un futuro.

La Madonna venne con loro. Non fu soltanto un’immagine sacra trasportata da una comunità emigrata. Diventò, con il passare del tempo, un punto di riferimento per una città nella quale cristiani, musulmani ed ebrei vivevano fianco a fianco. La sua festa finì così per superare i confini della confessione cattolica, assumendo una dimensione popolare e comunitaria che ancora oggi rende La Goulette un caso quasi unico nel Mediterraneo.

Una statua arrivata con i migranti. La storia della Madonna di Trapani a La Goulette comincia nell’Ottocento, quando la presenza siciliana in Tunisia cresce in maniera significativa.

A portare il culto furono soprattutto i migranti provenienti dalla Sicilia occidentale. La Goulette, porto naturale di Tunisi, divenne uno dei principali luoghi di insediamento della comunità italiana e siciliana. La concentrazione di famiglie provenienti dall’Isola fu tale da far nascere il nome di Petite Sicile, Piccola Sicilia.

La Madonna rappresentava una continuità con il luogo lasciato alle spalle. Una sorta di casa portata con sé.

Ma sarebbe riduttivo interpretare questa devozione soltanto come una forma di nostalgia degli emigrati. La ricerca storica e antropologica ha mostrato come il culto della Madonna di Trapani sia diventato a La Goulette un fenomeno molto più complesso: una pratica religiosa capace di attraversare appartenenze diverse.

Secondo gli studi di Carmelo Russo, la processione è documentata almeno dalla fine dell’Ottocento e, in particolare, dal 1885. Intorno al simulacro si incontravano cattolici di diversa provenienza, musulmani ed ebrei. La statua veniva portata per le strade e, in passato, il percorso arrivava fino al porto e al mare, quasi a restituire alla comunità dei pescatori la protezione della Vergine sulle acque che garantivano il lavoro e la sopravvivenza.

Era una processione, ma anche una geografia della comunità. La Madonna attraversava lo spazio pubblico e, attraversandolo, lo rendeva condiviso. Una Madonna per chi parte e per chi resta: È forse questo il tratto più sorprendente della storia di La Goulette. La Madonna di Trapani era arrivata in Tunisia con uomini e donne che avevano attraversato una frontiera. E, nel corso del tempo, è diventata il simbolo di una comunità composta proprio da persone che quella frontiera la vivevano ogni giorno.

I siciliani erano arrivati dal mare. I tunisini vivevano dall’altra parte dello stesso mare. Francesi e maltesi completavano un mosaico umano particolarmente complesso. La città era un luogo di incontro, ma anche di disuguaglianze, tensioni, dominazioni e trasformazioni politiche.

In questo contesto la devozione mariana assunse un significato che andava oltre il rito.

Le testimonianze raccolte dagli studiosi raccontano di musulmani ed ebrei che partecipavano alla festa, di persone che si avvicinavano al simulacro per chiedere una grazia, di pescatori che affidavano alla Vergine la propria sorte. La richiesta poteva riguardare una malattia, una gravidanza, un figlio, un matrimonio, il ritorno sicuro di un uomo dal mare.

La fede, in questi casi, non cancellava le differenze religiose. Le rendeva semplicemente meno importanti davanti a una necessità umana.

È una distinzione fondamentale. La Madonna di Trapani non è diventata interreligiosa perché le religioni si sono confuse tra loro. È diventata un luogo di incontro perché uomini e donne appartenenti a religioni diverse hanno riconosciuto nella figura della Vergine un’immagine di protezione, di maternità e di speranza.

Il mare come strada, non come muro: Il mare è il vero protagonista di questa storia.

Per i siciliani dell’Ottocento era la distanza da attraversare. Per i pescatori era il luogo del lavoro e del rischio. Per la Madonna era il punto verso il quale arrivava la processione. Oggi è diventato una delle immagini più drammatiche della contemporaneità: il Mediterraneo delle migrazioni, dei naufragi, delle partenze e dei respingimenti.

Ed è proprio qui che la vecchia storia della Madonna di Trapani acquista un significato nuovo.

La Vergine è una migrante. È arrivata da una sponda all’altra del Mediterraneo insieme a uomini che cercavano lavoro. È stata accolta in un quartiere dove vivevano comunità differenti. È rimasta quando molti di coloro che l’avevano portata con sé sono ripartiti.

Oggi, davanti alla stessa statua, pregano anche cristiani provenienti dall’Africa subsahariana. Sono loro, in larga misura, a rappresentare la nuova comunità cattolica di La Goulette. Il volto della migrazione è cambiato, ma il movimento continua.

La storia sembra così ripetersi, con protagonisti diversi. Prima erano i siciliani diretti verso sud. Oggi sono uomini e donne africani che guardano verso nord. In mezzo, la Madonna continua a restare. Dalla grande processione al silenzio: La storia della festa, però, non è stata lineare.

Dopo l’indipendenza tunisina e la progressiva riduzione della presenza europea, il contesto politico e sociale cambiò radicalmente. La grande processione venne interrotta e per decenni il simulacro rimase dentro la chiesa.

Le testimonianze ricordano l’antico corteo come una manifestazione popolare imponente, capace di richiamare persone appartenenti a comunità differenti. La statua arrivava fino al mare, benediceva simbolicamente le barche e chiudeva una stagione dell’anno legata al lavoro dei pescatori.

Poi arrivò il silenzio. La comunità italiana si ridusse drasticamente e quella che era stata una festa collettiva divenne soprattutto una memoria custodita dai pochi fedeli rimasti.

Nel 2017, dopo decenni, la tradizione è tornata a riaffacciarsi nello spazio pubblico, inizialmente in forma simbolica e circoscritta. Nel 2023 la statua è stata nuovamente accompagnata in un breve percorso fino alla municipalità, in un evento che ANSA definì storico proprio per il significato di quella ripresa dopo l’interruzione del 1962.

Nel 2026 il ritorno ha assunto una dimensione ancora più evidente: la statua è uscita nuovamente dalla chiesa e ha attraversato la Piccola Sicilia, raggiungendo il murale dedicato a Claudia Cardinale.

Claudia Cardinale e una piazza che racconta un secolo: Davanti alla chiesa c’è un altro simbolo di questo straordinario incrocio di identità. È il grande murale dedicato a Claudia Cardinale, nata e cresciuta proprio a La Goulette. La sua presenza sulla facciata di un edificio sembra quasi una didascalia visiva della storia del quartiere. Da una parte c’è la Madonna arrivata dalla Sicilia con i migranti. Dall’altra c’è una ragazza nata in Tunisia da una famiglia italiana, diventata una delle grandi protagoniste del cinema internazionale.

Due storie diverse, ma unite dallo stesso mare. Quando il simulacro attraversa oggi quella piazza, passa sotto lo sguardo dipinto di Claudia Cardinale. È un’immagine potentissima: la Sicilia religiosa e popolare, la memoria dell’emigrazione, il cinema, la Tunisia e il Mediterraneo contemporaneo si ritrovano nello stesso spazio.

Gli youyous e il linguaggio della festa: C’è poi un altro elemento che racconta più di molti discorsi la natura particolare della festa: il suono.

Quando la statua esce dalla chiesa, agli inni e alle preghiere cristiane si uniscono gli youyous, le grida di festa tradizionalmente utilizzate dalle donne in molte società arabe.Applausi e gli youyous accolgono la statua mentre attraversa il piazzale.

È un dettaglio apparentemente marginale. In realtà racconta una forma di contaminazione culturale molto più profonda. La festa non si svolge in Sicilia riprodotta artificialmente in Tunisia. È una festa tunisina che conserva un’anima siciliana.

Questa differenza è essenziale. La memoria non sopravvive quando viene imbalsamata. Sopravvive quando riesce a cambiare senza perdere il proprio significato. La Madonna e la dignità dell’uomo: Nel 2026, l’arcivescovo di Tunisi Nicolas Lhernould ha portato nella celebrazione un tema che sembra quasi naturale per una Madonna arrivata attraverso il mare: la dignità della persona.

Nella sua omelia ha parlato del diritto di ogni individuo a essere riconosciuto, a vivere senza violenza, in un ambiente sano e nella pace, fino al diritto di partire o di restare. Sono parole che spostano il significato della festa dal passato al presente. Il tema della partenza, infatti, non appartiene soltanto alla storia dei siciliani. Partire può essere una scelta oppure una necessità. Restare può essere un diritto oppure una condanna. Tra queste due condizioni si muove la storia di milioni di persone che hanno attraversato e continuano ad attraversare il Mediterraneo. Per questo la Madonna di Trapani a La Goulette può essere letta come una figura di frontiera. Non perché separi due mondi, ma perché li mette in relazione.

Vatican News ha raccolto proprio in questi mesi le parole di Lhernould sul valore della fraternità concreta costruita attraverso la collaborazione tra cristiani e musulmani, soprattutto nell’accoglienza dei migranti e delle persone più fragili. In quella stessa riflessione l’arcivescovo cita esplicitamente la processione della Madonna di Trapani, ricordando che la statua fu portata a La Goulette dai migranti siciliani nell’Ottocento.

È difficile immaginare una definizione più efficace del significato contemporaneo di questa festa.

La memoria non appartiene più soltanto ai siciliani. C’è un paradosso nella storia della Madonna di Trapani a La Goulette. È una Madonna siciliana che oggi vive in un luogo nel quale i siciliani sono diventati una presenza molto più piccola rispetto al passato. Ma forse proprio questo paradosso ne ha garantito la sopravvivenza. La statua non è rimasta prigioniera della nostalgia. Ha cambiato comunità di riferimento.

I pescatori siciliani sono stati sostituiti da nuove generazioni di fedeli. La comunità italiana si è assottigliata. La presenza cristiana è diventata sempre più africana. Eppure il rito continua a parlare.

È la dimostrazione che la memoria non è necessariamente conservazione del passato. Può essere trasformazione. La Madonna che un tempo proteggeva i pescatori della Piccola Sicilia oggi può parlare ai migranti africani, alle famiglie tunisine, ai pochi discendenti degli italiani, ai visitatori, ai curiosi e a chiunque riconosca in quella processione qualcosa che appartiene a tutti: il bisogno di essere protetti, accolti, riconosciuti.

Una storia mediterranea. La storia della Madonna di Trapani a La Goulette non è dunque soltanto una storia religiosa. È una storia di migrazione. È una storia siciliana. È una storia tunisina. È una storia italiana. È una storia cattolica, ebraica e musulmana. Ed è soprattutto una storia mediterranea.

Il Mediterraneo, in questa vicenda, non è il confine che divide l’Europa dall’Africa. È lo spazio nel quale identità diverse si sono incontrate, scontrate, mescolate e trasformate.

La Madonna ha compiuto quel viaggio che milioni di persone hanno compiuto prima e dopo di lei: ha attraversato il mare. E forse è proprio questo il motivo per cui continua a essere così attuale.

In un tempo nel quale il Mediterraneo viene spesso raccontato attraverso muri, frontiere, respingimenti e naufragi, la Madonna di Trapani racconta una storia opposta: quella di un’immagine che ha attraversato un confine e, una volta arrivata dall’altra parte, non ha più voluto tornare indietro.

È rimasta. E diventando tunisina senza smettere di essere siciliana, ha finito per appartenere a tutti.

Un racconto che continua anche attraverso il cinema È questa complessità — religiosa, storica, migratoria e profondamente mediterranea — che la Mediterraneum Foundation ETS ha scelto di raccontare anche attraverso il cinema. La Fondazione ha infatti in produzione un documentario cinematografico dedicato alla Madonna di Trapani a La Goulette, con l’obiettivo di ricostruire attraverso testimonianze, immagini, memoria e presente la storia di questo straordinario ponte tra la Sicilia e la Tunisia.

Il film nasce dalla consapevolezza che dentro quella statua non c’è soltanto una devozione religiosa.

C’è la storia di un popolo partito. C’è la memoria di una comunità che ha lasciato tracce dall’altra parte del mare. C’è una città che ha cambiato volto. Ci sono cristiani, musulmani ed ebrei che per generazioni hanno condiviso una festa. E ci sono oggi nuovi migranti che raccolgono, quasi inconsapevolmente, il testimone di quei siciliani che un tempo partirono nella direzione opposta. La Madonna di Trapani continua così il suo viaggio. Non più soltanto da Trapani a La Goulette. Ma dal passato al presente.

E forse, soprattutto, da una frontiera all’altra, ricordandoci che il Mediterraneo può essere ancora — e prima di tutto — un luogo nel quale gli uomini si incontrano.

Ultimo aggiornamento: 24 Agosto 2026
Piero Messina
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