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	<title>Cultura Archivi - Mediterraneum Foundation</title>
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	<title>Cultura Archivi - Mediterraneum Foundation</title>
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		<title>L&#8217;Ecole francaise de Rome apre spazio espositivo a Piazza Navona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Messina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:20:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ecole Francaise de Rome]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’École française de Rome apre un nuovo spazio espositivo nel cuore di Piazza Navona, destinato a diventare un punto di riferimento stabile per mostre ed eventi dedicati al patrimonio culturale.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="363">L’École française de Rome apre un nuovo spazio espositivo nel cuore di Piazza Navona, destinato a diventare un punto di riferimento stabile per mostre ed eventi dedicati al patrimonio culturale. La galleria, accessibile gratuitamente, nasce con l’obiettivo di avvicinare il pubblico alla ricerca e favorire un dialogo sempre più diretto tra istituzioni e società.</p>
<p data-start="365" data-end="513">Le sale ospiteranno un programma continuo di esposizioni, confermando la vocazione dell’École alla condivisione del sapere e allo scambio culturale.</p>
<p data-start="515" data-end="985">Dopo le celebrazioni per i 150 anni dalla fondazione e dall’insediamento a Palazzo Farnese, l’istituzione presenta la mostra <em data-start="640" data-end="716">“École française de Rome 1875-2025. Una vocazione italiana e mediterranea”</em>. Un percorso documentario che attraversa un secolo e mezzo di attività, tra ricerca, relazioni internazionali e profondi legami con l’Italia e l’area mediterranea. L’esposizione, allestita nella sede di Piazza Navona, è visitabile gratuitamente fino al 30 aprile 2026.</p>
<p data-start="987" data-end="1452">Il racconto si sviluppa attraverso materiali d’archivio, immagini, video e testi sintetici, offrendo una lettura chiara dell’evoluzione dell’École: dalle sue radici scientifiche fino alla capacità di rinnovarsi di fronte ai cambiamenti del mondo della ricerca. Al centro emerge il rapporto con l’Italia, elemento fondante delle sue attività, insieme all’ampliamento progressivo dei campi di studio, oggi sempre più legati anche alle dinamiche sociali contemporanee.</p>
<p data-start="1454" data-end="1791">La mostra svela anche il lato meno visibile dell’istituzione: quello di una vera e propria “officina” del sapere, luogo di sperimentazione, formazione e circolazione delle idee. Un intreccio di esperienze che attraversa archeologia, archivi, editoria e ricerca storica, raccontato anche attraverso le parole dei suoi direttori nel tempo.</p>
<p data-start="1793" data-end="2023">Uno spazio è dedicato inoltre alla sede di Piazza Navona 62, inaugurata negli anni Sessanta in occasione del centenario dell’École, di cui viene ricostruita l’evoluzione fino a oggi, insieme alle trasformazioni delle sue funzioni.</p>
<p data-start="2025" data-end="2326">Se la Francia ha dato vita e continuità all’École française de Rome, è stato il contesto italiano a orientarne profondamente gli studi: dall’etruscologia alla topografia romana, dalla storia del papato alla trasmissione dei testi. Un rapporto che ha contribuito a definire nel tempo le sue eccellenze.</p>
<p data-start="2328" data-end="2608" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Nel celebrare i 150 anni, l’École mette così in luce anche il legame costruito con Roma e con la comunità scientifica italiana: una relazione fondata su collaborazione, stima reciproca e scambio continuo, che rappresenta ancora oggi uno degli elementi centrali della sua identità.</p>
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		<title>Tunisi, torna all&#8217;antico splendore il centro di calligrafia Dar Monastiri</title>
		<link>https://mediterraneum.foundation/2026/03/24/tunisi-torna-allantico-splendore-il-centro-di-calligrafia-dar-monastiri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Piero Messina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:16:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel tessuto fitto della medina di Tunisi, Dar Monastiri — nota anche come Dar Mestiri — riemerge come uno dei luoghi più significativi della scena culturale cittadina, oggi sede del&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://mediterraneum.foundation/2026/03/24/tunisi-torna-allantico-splendore-il-centro-di-calligrafia-dar-monastiri/">Tunisi, torna all&#8217;antico splendore il centro di calligrafia Dar Monastiri</a> proviene da <a href="https://mediterraneum.foundation">Mediterraneum Foundation</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="346">Nel tessuto fitto della medina di Tunisi, Dar Monastiri — nota anche come Dar Mestiri — riemerge come uno dei luoghi più significativi della scena culturale cittadina, oggi sede del Centro nazionale della calligrafia. Un ritorno che non è solo funzionale, ma simbolico: qui l’eredità architettonica incontra la pratica viva della scrittura araba.</p>
<p data-start="348" data-end="754">L’edificio si trova al numero 9 di rue Monastiri, a breve distanza dal mausoleo di Sidi Mahrez, in un’area tra le più rappresentative della medina, riconosciuta patrimonio mondiale dell’Unesco. Costruita nei primi anni dell’Ottocento per volontà del principe Hussein, figlio di Mahmoud Bey, la dimora fu poi destinata a Mohamed Monastiri, figura influente nella Tunisi dell’epoca e commerciante di chéchia.</p>
<p data-start="756" data-end="1089">Dal punto di vista architettonico, la residenza conserva l’impianto tipico delle grandi abitazioni storiche della medina: un patio centrale attorno al quale si sviluppano ambienti su due livelli, collegati da gallerie ad arcate e arricchiti da decorazioni in materiali tradizionali come legno intagliato, pietra, stucchi e ceramiche.</p>
<p data-start="1091" data-end="1550">Nel corso del Novecento, Dar Monastiri ha cambiato più volte funzione, adattandosi alle esigenze culturali e formative del Paese: è stata sede di istituzioni dedicate alle arti e all’artigianato, centro di promozione culturale e spazio per attività legate alla traduzione. Un importante intervento di restauro, realizzato nei primi anni Novanta dall’Institut national du patrimoine, ne ha preservato l’identità storica, permettendone al tempo stesso il riuso.</p>
<p data-start="1552" data-end="1988">Dal 2017, la struttura ha assunto una vocazione precisa, diventando un punto di riferimento per lo studio e la diffusione della calligrafia. Oggi le sue sale ospitano corsi, laboratori ed esposizioni, frequentati da studenti e appassionati che si avvicinano ai diversi stili della tradizione calligrafica — dal naskh al diwani, dal thuluth alla ruq’a, fino alle varianti maghrebine — insieme alle tecniche decorative dell’arte islamica.</p>
<p data-start="1990" data-end="2270" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Più che un semplice contenitore culturale, Dar Monastiri è uno spazio in cui il passato continua a generare presente: un luogo dove la storia si intreccia con la pratica artistica, restituendo alla città un patrimonio che vive attraverso le mani e lo sguardo di chi lo attraversa.</p>
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		<title>A Tangeri la Giornata del design italiano nel mondo</title>
		<link>https://mediterraneum.foundation/2026/03/24/a-tangeri-la-giornata-del-design-italiano-nel-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Piero Messina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 17:10:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Tangeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il design italiano che rigenera spazi, ma soprattutto immagina nuovi modi di abitare il mondo. A Tangeri prende forma la Giornata del Design Italiano nel Mondo, un appuntamento che non&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://mediterraneum.foundation/2026/03/24/a-tangeri-la-giornata-del-design-italiano-nel-mondo/">A Tangeri la Giornata del design italiano nel mondo</a> proviene da <a href="https://mediterraneum.foundation">Mediterraneum Foundation</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il design italiano che rigenera spazi, ma soprattutto immagina nuovi modi di abitare il mondo.</p>
<p data-start="96" data-end="511">A Tangeri prende forma la Giornata del Design Italiano nel Mondo, un appuntamento che non è solo celebrazione, ma occasione di dialogo tra culture, visioni e futuro. Nel Palazzo delle istituzioni italiane, il design diventa linguaggio comune per interrogarsi su come migliorare la qualità della vita, affrontando le sfide della sostenibilità, della trasformazione dei territori e dell’uso consapevole delle risorse.</p>
<p data-start="513" data-end="963">L’iniziativa, promossa dall’Ambasciata d’Italia in Marocco insieme all’Agenzia Italiana per il Commercio Estero e all’Istituto Italiano di Cultura di Rabat, porta con sé anche un tributo: quello a Valentino, icona della moda e maestro di eleganza. Nel suo lavoro, fatto di linee rigorose, materiali scelti con cura e identità riconoscibile, si riflette un’idea di progetto in cui tradizione e innovazione non si oppongono, ma dialogano continuamente.</p>
<p data-start="965" data-end="1279">Il tema scelto, “Re-Design. Rigenerare spazi, oggetti, idee e relazioni”, racconta proprio questo: la necessità di ripensare il presente per costruire il futuro. A guidare questa riflessione è l’architetto e designer d’interni Tommaso Ziffer, interprete di un’estetica che unisce lusso e sensibilità contemporanea.</p>
<p data-start="1281" data-end="1701">Accanto a lui, alcune tra le voci più autorevoli del panorama marocchino: Hicham Lahlou, designer e architetto d’interni, insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per il suo impegno nel creare ponti tra Italia, Marocco e Africa; Karim Sbai, presidente del Consiglio Regionale dell’Ordine degli Architetti del Centro; e Tarik Rhemiss, direttore della rivista “ID Prestige”.</p>
<p data-start="1703" data-end="2007" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Un confronto che mette al centro le città, gli spazi che viviamo, i luoghi dell’ospitalità che cambiano, e il valore dei saperi artigianali. Ma soprattutto una domanda: come rendere il progetto non solo bello, ma giusto, sostenibile, capace di durare nel tempo e migliorare davvero la vita delle persone.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-822" src="https://mediterraneum.foundation/wp-content/uploads/2026/03/Hicham-Lahlou-feature-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://mediterraneum.foundation/wp-content/uploads/2026/03/Hicham-Lahlou-feature-300x200.jpg 300w, https://mediterraneum.foundation/wp-content/uploads/2026/03/Hicham-Lahlou-feature-1024x683.jpg 1024w, https://mediterraneum.foundation/wp-content/uploads/2026/03/Hicham-Lahlou-feature-768x512.jpg 768w, https://mediterraneum.foundation/wp-content/uploads/2026/03/Hicham-Lahlou-feature.jpg 1170w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<item>
		<title>Nasce la Guida di Bengasi: sanità, diritti e tutele per i migranti</title>
		<link>https://mediterraneum.foundation/2026/02/25/nasce-la-guida-di-bengasi-sanita-diritti-e-tutele-per-i-migranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Piero Messina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 19:50:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Bengasi]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bengasi prova a voltare pagina. Non più soltanto terra di passaggio segnata da emergenze e tensioni, ma cuore di un nuovo progetto che punta a rendere la migrazione più sicura,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://mediterraneum.foundation/2026/02/25/nasce-la-guida-di-bengasi-sanita-diritti-e-tutele-per-i-migranti/">Nasce la Guida di Bengasi: sanità, diritti e tutele per i migranti</a> proviene da <a href="https://mediterraneum.foundation">Mediterraneum Foundation</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bengasi prova a voltare pagina. Non più soltanto terra di passaggio segnata da emergenze e tensioni, ma cuore di un nuovo progetto che punta a rendere la migrazione più sicura, più ordinata e soprattutto più umana.</p>
<p data-start="287" data-end="587">Dalla Conferenza internazionale sull’immigrazione irregolare del prossimo aprile nascerà un piano ambizioso che mette al centro le persone, prima ancora dei numeri. L’idea è chiara: nessun Paese può affrontare da solo un fenomeno così complesso. Servono responsabilità condivisa, cooperazione concreta e strumenti stabili. La nostra Fondazione è tra i partner dell&#8217;iniziativa e sarà presente ai lavori del Forum</p>
<p data-start="589" data-end="1168">Il primo passo sarà la creazione del <strong data-start="626" data-end="678">Fondo Regionale per la Gestione della Migrazione</strong>, con sede a Bengasi. Una dotazione iniziale proposta di 100 milioni di euro, sostenuta da Libia, Italia e Unione Europea, servirà a finanziare progetti nei Paesi di origine per affrontare le cause profonde delle partenze: povertà, disoccupazione, instabilità. Non solo controllo delle frontiere, dunque, ma investimenti nello sviluppo, formazione per chi rientra volontariamente, infrastrutture nei territori più fragili. L’obiettivo è offrire alternative reali alla migrazione irregolare.</p>
<p data-start="1170" data-end="1602">Accanto al fondo nascerà l’<strong data-start="1197" data-end="1253">Osservatorio Regionale Mediterraneo sulla Migrazione</strong>, che avrà il compito di raccogliere dati affidabili e trasformarli in politiche concrete. Perché senza numeri certi si alimentano paure e polemiche; con dati condivisi, invece, si possono costruire soluzioni comuni. Rapporti periodici, analisi, sistemi di allerta precoce aiuteranno governi e istituzioni a prevenire le crisi invece di rincorrerle.</p>
<p data-start="1604" data-end="2207">Ma il cambiamento più significativo riguarda le persone in viaggio. Con la nascita dell’<strong data-start="1692" data-end="1754">Ente Regionale per l’Orientamento e l’Impiego dei Migranti</strong>, l’obiettivo è trasformare percorsi irregolari e pericolosi in opportunità legali e protette. I migranti verranno accolti, registrati, formati e indirizzati verso contratti di lavoro temporanei nei Paesi che ne faranno richiesta. Contratti regolari, assistenza sanitaria, tutele. E al termine, ritorno volontario con la possibilità di ripartire in modo legale. Un meccanismo pensato per ridurre le morti lungo le rotte e togliere spazio ai trafficanti.</p>
<p data-start="2209" data-end="2504">A completare il quadro ci sarà la <strong data-start="2243" data-end="2265">“Guida di Bengasi”</strong>, un documento operativo che stabilisce standard chiari su assistenza sanitaria, diritti legali, protezione di donne e minori, formazione e inserimento lavorativo. Un impegno a garantire dignità e rispetto, anche nei momenti più difficili.</p>
<p data-start="2506" data-end="2807" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il progetto è ambizioso e le sfide restano enormi. Ma il messaggio che arriva da Bengasi è forte: la migrazione non è solo un’emergenza da contenere, è una realtà da governare con responsabilità, umanità e visione. E può diventare, se gestita insieme, un’opportunità di sviluppo e stabilità per tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Bengasi è la Capitale araba della cultura 2026</title>
		<link>https://mediterraneum.foundation/2026/02/22/bengasi-e-la-capitale-araba-della-cultura-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Piero Messina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 19:52:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Bengasi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bengasi è stata ufficialmente designata Capitale Araba della Cultura per il 2026. Una scelta che il Consiglio municipale ha accolto come un riconoscimento del profondo patrimonio storico, culturale e civile&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://mediterraneum.foundation/2026/02/22/bengasi-e-la-capitale-araba-della-cultura-2026/">Bengasi è la Capitale araba della cultura 2026</a> proviene da <a href="https://mediterraneum.foundation">Mediterraneum Foundation</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-699b5bc8-bd9c-8394-8e12-f19f87f9d544-0" data-testid="conversation-turn-4" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="94" data-end="387"><a href="https://mediterraneum.foundation/2025/08/25/a-bengasi-con-la-camera-di-commercio-italo-libica/">Bengasi </a>è stata ufficialmente designata Capitale Araba della Cultura per il 2026. Una scelta che il Consiglio municipale ha accolto come un riconoscimento del profondo patrimonio storico, culturale e civile della città, da sempre punto di riferimento nel panorama intellettuale libico e arabo.</p>
<p data-start="389" data-end="753">Secondo l’amministrazione cittadina, la nomina conferma il ruolo storico di Bengasi come centro propulsore di letteratura, pensiero e arti. Nel corso dei decenni, la città ha contribuito in modo significativo alla costruzione dell’identità culturale della Libia, dando voce a scrittori, giornalisti, artisti e pensatori che hanno lasciato un segno nel mondo arabo.</p>
<h3 data-start="755" data-end="784">Un percorso già tracciato</h3>
<p data-start="786" data-end="1216">La designazione arriva al termine di un ciclo particolarmente intenso sul piano culturale. Tra il 2023 e il 2024 Bengasi ha ospitato con successo le iniziative legate al titolo di Capitale della Cultu<img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-411" src="https://mediterraneum.foundation/wp-content/uploads/2025/08/Haftar-300x132.png" alt="" width="300" height="132" srcset="https://mediterraneum.foundation/wp-content/uploads/2025/08/Haftar-300x132.png 300w, https://mediterraneum.foundation/wp-content/uploads/2025/08/Haftar-768x339.png 768w, https://mediterraneum.foundation/wp-content/uploads/2025/08/Haftar.png 930w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> nel Mondo Islamico, dimostrando solide capacità organizzative e una vivace produzione creativa. Un’esperienza che ha rafforzato l’immagine della città come laboratorio culturale capace di coniugare tradizione e contemporaneità.</p>
<h3 data-start="1218" data-end="1254">Una storia che parla al presente</h3>
<p data-start="1256" data-end="1621">Nel corso della sua storia, Bengasi ha rappresentato un crocevia di idee e conoscenze, contribuendo alla formazione della coscienza nazionale e panaraba. Il suo patrimonio storico, insieme alla ricchezza sociale e culturale che la caratterizza, riflette la complessità dell’identità libica e l’apertura della città verso il mondo arabo e il contesto internazionale.</p>
<h3 data-start="1623" data-end="1652">Cultura oltre la politica</h3>
<p data-start="1654" data-end="1992">Il Comune ha inoltre sottolineato che il titolo di Capitale Araba della Cultura deve restare al di sopra delle tensioni politiche. Eventuali ipotesi di rinvio legate alla situazione istituzionale non dovrebbero interferire con un appuntamento che viene definito come un momento di coesione nazionale e di dialogo culturale su scala araba.</p>
<h3 data-start="1994" data-end="2011">Verso il 2026</h3>
<p data-start="2013" data-end="2431">L’amministrazione municipale ha rivolto un appello alle istituzioni, agli enti culturali, alla società civile e agli intellettuali affinché collaborino per il successo dell’iniziativa. Tra le richieste avanzate al governo libico, anche la creazione di un comitato superiore incaricato di coordinare i preparativi, definire un programma culturale articolato e garantire il necessario sostegno economico e organizzativo.</p>
<p data-start="2433" data-end="2658" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’obiettivo è ambizioso: celebrare la storia e i sacrifici della città, valorizzarne la produzione culturale contemporanea e presentare al mondo arabo l’autentica identità di Bengasi come capitale della cultura e del dialogo.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://mediterraneum.foundation/2026/02/22/bengasi-e-la-capitale-araba-della-cultura-2026/">Bengasi è la Capitale araba della cultura 2026</a> proviene da <a href="https://mediterraneum.foundation">Mediterraneum Foundation</a>.</p>
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		<title>Inaugurata a Barletta la mostra “Antonio Bernardini: la scoperta di un artista”</title>
		<link>https://mediterraneum.foundation/2026/02/10/inaugurata-a-barletta-la-mostra-antonio-bernardini-la-scoperta-di-un-artista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alfio Montenegro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 10:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Evento patrocinato dal Consiglio Regionale della Puglia e dalla Mediterraneum Foundation Barletta, Palazzo San Domenico 24 gennaio 2026 / 6 aprile 2026 Il 24 gennaio 2026 è stata inaugurata a&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><em>Evento patrocinato dal Consiglio Regionale della Puglia e dalla Mediterraneum Foundation</em></h5>
<h5><em><strong>Barletta, Palazzo San Domenico 24 gennaio 2026 / 6 aprile 2026</strong></em></h5>
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<p>Il <strong>24 gennaio 2026</strong> è stata inaugurata a <strong>Barletta</strong> la mostra <strong>“Antonio Bernardini: la scoperta di un artista”</strong>, evento culturale di grande rilievo ospitato negli spazi della <strong>Biblioteca Generale Centrale &#8211; Palazzo San Domenico</strong>. L’esposizione, <strong>patrocinata dalla Mediterraneum Foundation</strong>, inizialmente aperta al pubblico fino al <em>27 febbraio 2026</em><strong>, è stata prorogata fino al 6 aprile 2026</strong>, con <em>ingresso libero</em> e costituisce un’occasione di riscoperta profonda di uno dei protagonisti meno noti, ma estremamente significativi, dell’arte italiana del Novecento.</p>
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<h4>Un progetto espositivo di qualità e apertura internazionale</h4>
<p>Curata da <strong>Francesco Picca</strong>, Direttore del Museo Civico di Barletta, la mostra riunisce circa <strong>trenta opere</strong> tra dipinti a olio, disegni, grafiche, fotografie, lettere e manoscritti, tracciando il percorso creativo di Bernardini dagli anni Quaranta agli anni Ottanta. Il percorso espositivo offre una lettura cronologica e analitica del suo stile, dalla paesaggistica giovanile alle sperimentazioni materiche e simboliste della maturità, restituendo al pubblico una visione integrale del suo linguaggio artistico.</p>
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<h4>Antonio Bernardini: artista, docente e custode del patrimonio</h4>
<p><strong><em>Antonio Bernardini</em></strong><em> nasce a Trinitapoli (Puglia) nel 1920 da una famiglia di origini toscane. Dopo aver conseguito il diploma di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, si stabilisce a Barletta, dove diventa un protagonista della scena culturale locale. Oltre a essere un artista, Bernardini è stato docente di disegno e, dal 1965, direttore del <strong>Museo Civico e Pinacoteca “Giuseppe De Nittis”</strong>, dove svolge un ruolo fondamentale nella valorizzazione del patrimonio artistico della città.<br />
</em><em>Nonostante fosse una persona molto colta e sensibile, la sua vita fu essenzialmente solitaria e discreta. Amante degli animali e della natura, Bernardini trascorreva il suo tempo libero in lunghe passeggiate per le campagne, che spesso diventarono soggetti delle sue opere. Al momento della sua morte, avvenuta nel 1989, la sua casa conteneva una vasta raccolta di tele, disegni, incisioni e scritti, molti dei quali sono stati successivamente conservati dai suoi familiari.</em></p>
<h3></h3>
<h4>Il documentario “Antonio Bernardini: Io amo vivere”</h4>
<p>Al centro della mostra si trova anche un contributo audiovisivo di grande rilevanza: il <strong>documentario inedito “Antonio Bernardini: Io amo vivere”</strong>, realizzato da <strong>Paola Bernardini</strong>, pronipote dell’artista e regista premiata. Il film racconta la vita e la produzione artistica di Bernardini attraverso interviste, testimonianze e materiali d’archivio, proponendo una narrazione emozionale e biografica che va oltre la semplice cronologia pittorica.</p>
<p>La regista ha raccontato di aver scoperto in modo casuale una vasta collezione di opere conservate dai familiari, lavoro che l’ha portata a riscoprire un patrimonio artistico finora poco noto. Il documentario è atteso per un importante percorso di festival internazionali, con potenziali candidature a manifestazioni quali Cannes, Toronto e la Mostra del Cinema di Venezia, proiettando così la figura dell’artista su un palcoscenico di respiro globale.</p>
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<h4>Un evento per la città e per la comunità culturale</h4>
<p>Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte le istituzioni locali, tra cui il Sindaco <strong>Cosimo Damiano Cannito</strong> e l’Assessore alla Cultura <strong>Oronzo Cilli</strong>, sottolineando il valore dell’iniziativa e la sua capacità di promuovere Barletta come luogo di valorizzazione del patrimonio culturale. Grazie al patrocinio della <em>Mediterraneum Foundation</em>, la mostra rappresenta un significativo esempio di collaborazione tra istituzioni pubbliche, fondazioni culturali e iniziative private nella promozione dell’arte e della memoria artistica.</p>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter" style="width: 200px; border-radius: 10px;" src="https://mediterraneum.foundation/wp-content/uploads/2026/02/bernardini_2-169x300.webp" alt="Antonio Bernardini" /></p>
<h5 style="text-align: left;"><strong>“Antonio Bernardini: la scoperta di un artista”<br />
</strong><strong style="font-size: 16px;">Roma,</strong> <strong style="font-size: 16px;">Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani – 28 novembre / 12 dicembre 2025</strong></h5>
<p>Dal <strong>28 novembre</strong> al <strong>12 dicembre 2025</strong>, presso Palazzo Mattei di Paganica a Roma, si è tenuta la mostra &#8220;<strong><em>Antonio Bernardini: la scoperta di un artista</em></strong>&#8220;, curata da <strong>Francesco Picca</strong>, Direttore del Museo Civico di Barletta. A 35 anni dalla sua scomparsa, l’esposizione riporta alla luce l’opera pittorica di Bernardini e i suoi inediti diari personali, offrendo al pubblico una visione autentica e profonda del proprio rapporto con l&#8217;arte ed il suo tempo con l’obiettivo di restituire opportuno riconoscimento ad una delle personalità più significative del Novecento italiano.</p>
<p>La mostra, che include circa <strong>trenta opere</strong> tra <strong>dipinti a olio, disegni, grafiche, fotografie, lettere personali e manoscritti</strong>, ripercorre l&#8217;evoluzione artistica di Bernardini attraverso un percorso cronologico. Si parte dalle prime opere paesaggistiche degli anni Quaranta per arrivare alla produzione matura degli anni Cinquanta e Settanta, caratterizzata da un incontro tra realismo e simbolismo, con un&#8217;attenzione crescente agli aspetti onirici. Tra le opere di spicco, la serie delle &#8220;automobili&#8221; intreccia elementi di modernità e visioni quasi surreali. Il percorso si conclude con gli anni Ottanta, quando Bernardini abbraccia il simbolismo e l’informale, pur mantenendo una solida base figurativa.</p>
<p>Le opere si distinguono per la vibrante cromia e l&#8217;uso audace del colore, in particolare del blu che, in alcuni casi, sembra oltrepassare i limiti fisici della tela, instaurando un dialogo profondo con l&#8217;osservatore. La sua pittura non si limita a rappresentare la realtà, ma la trasforma, restituendo una riflessione intensa su paesaggi, persone e memorie.</p>
<p>Accanto alla sua carriera artistica, Bernardini è stato un pilastro della cultura locale grazie al suo ruolo di <strong>direttore del Museo Civico e Pinacoteca “Giuseppe De Nittis” di Barletta</strong>, incarico che ha ricoperto dal 1965. La sua gestione del Museo non è stata vista come una semplice carica pubblica, bensì come una missione professionale e civica. Con un grande senso di responsabilità verso il patrimonio culturale, è intervenuto attivamente per la risoluzione di problematiche legate al degrado del Museo stesso, denunciando pubblicamente l&#8217;indifferenza delle istituzioni locali. Il suo impegno nella tutela e nella salvaguardia del patrimonio artistico è stato una costante della sua vita e un aspetto fondamentale del suo lavoro. Una figura per certi versi eroica e rivoluzionaria, insofferente per l’apatia culturale della sua città e, per questo, mosso da passione ancor più autentica nei confronti dell’arte.</p>
<p>Al centro del progetto espositivo, il documentario “<strong>Antonio Bernardini: Io Amo Vivere</strong>”, realizzato da <strong>Paola Bernardini,</strong> pronipote dell’artista e regista pluripremiata, e volto ad illustrare la vita di Antonio Bernardini, il suo ruolo di direttore e la sua carriera attraverso interviste a parenti, amici, figure politiche ed artisti.<br />
Il documentario &#8211; di prossima candidatura a importanti festival internazionali, quali Cannes, Toronto e la Mostra del Cinema di Venezia &#8211; rappresenta la prima iniziativa di valorizzazione dell&#8217;eredità artistica e personale di Bernardini.</p>
<p><strong>Sabato 24 gennaio 2026, il Palazzo San Domenico di Barletta ha ospitato l&#8217;inaugurazione della seconda edizione della mostra</strong>, nella città che ha formato e accompagnato l&#8217;artista e la sua arte per tutta la vita.</p>
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		<title>Maria alla Frontiera: un ponte di storie tra Sicilia e Tunisia</title>
		<link>https://mediterraneum.foundation/2025/08/12/maria-alla-frontiera-un-ponte-di-storie-tra-sicilia-e-tunisia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Piero Messina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 08:28:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un tratto di mare che non divide, ma unisce. È il Mediterraneo, culla di civiltà e crocevia di culture. Ed è proprio in questo spazio sospeso tra Europa e&#8230;</p>
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<p>C’è un tratto di mare che non divide, ma unisce. È il Mediterraneo, culla di civiltà e crocevia di culture. Ed è proprio in questo spazio sospeso tra Europa e Africa che nasce <em>Maria alla Frontiera</em>, il nuovo progetto cinematografico promosso dalla <strong>Fondazione Mediterraneum ETS</strong> di Roma.</p>



<p>Fondata con l’obiettivo di riaffermare la centralità del Mediterraneo nello scenario geopolitico e culturale europeo, la Fondazione si impegna a tessere legami di dialogo, pace e cooperazione tra i popoli che abitano le sue sponde. Come scrive il presidente <strong>Gennaro Damato</strong>:</p>



<p>“La nostra missione è promuovere e rafforzare la centralità del Mediterraneo […] incoraggiando il dialogo, la pace e la cooperazione tra i popoli riverani di questa meravigliosa mare.”</p>



<p>Le attività della Fondazione spaziano dall’arte alla ricerca, dall’educazione alla promozione del dialogo interreligioso e interculturale, sempre con uno sguardo attento allo sviluppo di nuove forme di partenariato euro-mediterraneo.</p>



<p>Il documentario <em>Maria alla Frontiera</em>, ideato da <strong>Gennaro Damato</strong> in collaborazione con <strong>Piero Messina</strong>, si muove tra <strong>Mazara del Vallo</strong>, vivace borgo di pescatori siciliano, e <strong>La Goulette</strong>, quartiere affacciato sul mare alla periferia di Tunisi. Due luoghi lontani appena un braccio di mare, legati da secoli di scambi, migrazioni e intrecci culturali.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Damato, &#8220;tra Sicilia e Tunisia alla ricerca dei tratti comuni&#8221;</h4>



<p>“<em>L’histoire se déroule entre Mazara del Vallo […] et La Goulette […] illustrant l’entrelacement des cultures et des traditions qui caractérise ces deux communautés.”</em></p>



<p>La protagonista è Maria, giovane donna la cui vicenda si snoda tra queste due comunità, specchio di un Mediterraneo che, nonostante le sfide, resta un luogo di incontro vitale. Attraverso i suoi occhi, lo spettatore scopre tradizioni condivise, radici comuni e nuove forme di convivenza.</p>



<p>Il film non vuole essere solo un racconto, ma anche un gesto di diplomazia culturale. Come sottolinea la Fondazione, l’obiettivo è “favorire la comprensione reciproca e costruire ponti laddove troppo spesso vediamo muri.”</p>



<p><em>Maria alla Frontiera</em> promette di essere più di un documentario: un invito a guardare il Mediterraneo non come una linea di separazione, ma come uno spazio di possibilità e di storie intrecciate.</p>
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		<title>Mediterraneum Foundation, uno spazio di dialogo, cultura e cooperazione</title>
		<link>https://mediterraneum.foundation/2025/08/12/mediterraneum-foundation-dialogo-cooperazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Piero Messina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 07:23:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un ponte tra civiltà, un laboratorio di idee, una rete di città e comunità che condividono storia, sfide e futuro. È questa la visione che anima la Mediterraneum Foundation, organizzazione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://mediterraneum.foundation/2025/08/12/mediterraneum-foundation-dialogo-cooperazione/">Mediterraneum Foundation, uno spazio di dialogo, cultura e cooperazione</a> proviene da <a href="https://mediterraneum.foundation">Mediterraneum Foundation</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un ponte tra civiltà, un laboratorio di idee, una rete di città e comunità che condividono storia, sfide e futuro. È questa la visione che anima la <strong>Mediterraneum Foundation</strong>, organizzazione non-profit impegnata nella promozione del dialogo interculturale, della cooperazione e della valorizzazione delle identità che si affacciano sul Mediterraneo.</p>



<p>Costituita come <strong>Ente del Terzo Settore</strong> e regolarmente iscritta al <strong>RUNTS – Registro Unico Nazionale del Terzo Settore</strong>, la Fondazione si pone l’obiettivo di <strong>dare voce alle comunità mediterranee</strong>, con un’attenzione particolare alle <strong>città portuali</strong>, da sempre crocevia di scambi culturali, sociali ed economici.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il Mediterraneo come centro geopolitico e culturale</strong></h4>



<p>In un’epoca segnata da tensioni globali e da profondi cambiamenti sociali, Mediterraneum Foundation si propone di rilanciare la centralità del Mediterraneo nel contesto europeo e internazionale, promuovendo un modello di sviluppo fondato sul dialogo e sulla cooperazione.</p>



<p>Le attività della Fondazione si articolano attorno a diversi assi strategici:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Dialogo interreligioso</strong>: per favorire la cooperazione tra le tre grandi religioni monoteiste, costruendo ponti di comprensione e pace.</li>



<li><strong>Dialogo culturale</strong>: per incentivare lo scambio tra le comunità, affrontando temi cruciali come i cambiamenti climatici, le migrazioni e la sostenibilità.</li>



<li><strong>Dialogo sull’alimentazione</strong>: per valorizzare la Dieta Mediterranea come patrimonio comune, riscoprendo le radici agroalimentari e le tradizioni culinarie condivise.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Una rete mediterranea in movimento</strong></h4>



<p>La Fondazione promuove <strong>la valorizzazione della diversità culturale</strong>, stimolando incontri tra artisti, ricercatori, operatori sociali e comunità locali. Le arti diventano così uno strumento potente per raccontare identità, generare empatia e costruire relazioni.</p>



<p>Grande attenzione viene data anche allo <strong>sviluppo di partenariati euromediterranei</strong>, coinvolgendo istituzioni, enti locali, università e organizzazioni civili. La rete che ne nasce è un vero e proprio ecosistema di collaborazione e innovazione sociale.</p>



<p>Tra le priorità, spicca anche l’investimento nell’<strong>innovazione della leadership urbana</strong>: le città portuali, spesso considerate periferiche, vengono riconosciute come <strong>modelli di bellezza, resilienza e dialogo interculturale</strong>.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Ricerca, diritti e inclusione sociale</strong></h4>



<p>Accanto all’azione culturale e diplomatica, Mediterraneum Foundation si dedica anche a <strong>ricerca e studi</strong> in ambito storico, economico, sociale e politico, operando in sinergia con università e centri di ricerca. L’approccio è indipendente e apartitico, orientato alla produzione di conoscenza utile per il bene comune.</p>



<p>Numerosi anche i <strong>settori di intervento sociale</strong>: dalla formazione professionale alla salute, dall’ambiente ai diritti umani, fino alle attività per l’inclusione e la coesione delle comunità più fragili.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Un Mediterraneo di pace è possibile</strong></h4>



<p>Più che una semplice istituzione, Mediterraneum Foundation si presenta come <strong>un movimento culturale e civile</strong>, che crede nella possibilità di costruire un Mediterraneo unito, solidale e prospero.</p>



<p>Una sfida ambiziosa, ma sempre più urgente. Perché solo attraverso <strong>il dialogo e la cooperazione tra i popoli</strong>, sarà possibile affrontare insieme le grandi sfide del presente — e immaginare un futuro di pace.</p>



<p></p>
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