IL CAIRO – Le esperienze delle donne palestinesi e sudanesi incontrate al Festival di Arte e Folklore del Cairo indicano una possibile evoluzione delle politiche di accoglienza: affiancare all’assistenza percorsi capaci di produrre autonomia.
Heba viene da Gaza City e dal 2023 vive al Cairo. Oggi è workshop manager di Taabu, associazione che riunisce oltre cinquecento donne palestinesi sfuggite alla guerra. Attraverso l’artigianato hanno recuperato competenze, costruito una rete e avviato produzioni che raggiungono anche il mercato statunitense.
Siham era architetto in Sudan. Lavora oggi con Heritage Veranda, realtà di donne rifugiate che valorizza artigianato, produzioni tradizionali e cosmetici naturali.
Esperienze diverse, accomunate da obiettivi molto concreti: recuperare competenze professionali e artigianali, creare occasioni di reddito, costruire reti tra persone provenienti dagli stessi Paesi e favorire contemporaneamente il rapporto con la comunità che le accoglie.
La stessa impostazione emerge dalle attività dedicate ai bambini e ai ragazzi con disabilità presenti al Festival. Laboratori, produzioni artistiche e iniziative come quelle di HandYousef o dell’Al Farouk Center sudanese cercano di spostare l’attenzione dalla sola assistenza alla valorizzazione delle capacità individuali.
Non si tratta di sostituire le politiche pubbliche o i sistemi di protezione. Le difficoltà amministrative e di riconoscimento incontrate da molte associazioni di rifugiati in Egitto dimostrano, al contrario, quanto il quadro istituzionale rimanga determinante.
Ma queste esperienze suggeriscono alcuni obiettivi raggiungibili anche su scala più ampia: formazione, autonomia economica, accesso ai mercati, riconoscimento delle competenze e costruzione di reti tra comunità locali e persone rifugiate.
È forse su questo terreno che può maturare un diverso modello di inclusione nel Mediterraneo.
Non un modello fondato esclusivamente sull’emergenza, ma su percorsi che consentano alle persone accolte di recuperare progressivamente autonomia e capacità di iniziativa.
Un cambiamento meno ambizioso nelle parole, ma probabilmente più concreto nei risultati.
Speranze di vita e pace, storie di resilienza al festival di Arti e Folklore del Cairo.
Cinque giorni di scambi, workshop, dibattiti, spazio anche a giovani diversamente abili.
