Bengasi prova a voltare pagina. Non più soltanto terra di passaggio segnata da emergenze e tensioni, ma cuore di un nuovo progetto che punta a rendere la migrazione più sicura, più ordinata e soprattutto più umana.
Dalla Conferenza internazionale sull’immigrazione irregolare del prossimo aprile nascerà un piano ambizioso che mette al centro le persone, prima ancora dei numeri. L’idea è chiara: nessun Paese può affrontare da solo un fenomeno così complesso. Servono responsabilità condivisa, cooperazione concreta e strumenti stabili. La nostra Fondazione è tra i partner dell’iniziativa e sarà presente ai lavori del Forum
Il primo passo sarà la creazione del Fondo Regionale per la Gestione della Migrazione, con sede a Bengasi. Una dotazione iniziale proposta di 100 milioni di euro, sostenuta da Libia, Italia e Unione Europea, servirà a finanziare progetti nei Paesi di origine per affrontare le cause profonde delle partenze: povertà, disoccupazione, instabilità. Non solo controllo delle frontiere, dunque, ma investimenti nello sviluppo, formazione per chi rientra volontariamente, infrastrutture nei territori più fragili. L’obiettivo è offrire alternative reali alla migrazione irregolare.
Accanto al fondo nascerà l’Osservatorio Regionale Mediterraneo sulla Migrazione, che avrà il compito di raccogliere dati affidabili e trasformarli in politiche concrete. Perché senza numeri certi si alimentano paure e polemiche; con dati condivisi, invece, si possono costruire soluzioni comuni. Rapporti periodici, analisi, sistemi di allerta precoce aiuteranno governi e istituzioni a prevenire le crisi invece di rincorrerle.
Ma il cambiamento più significativo riguarda le persone in viaggio. Con la nascita dell’Ente Regionale per l’Orientamento e l’Impiego dei Migranti, l’obiettivo è trasformare percorsi irregolari e pericolosi in opportunità legali e protette. I migranti verranno accolti, registrati, formati e indirizzati verso contratti di lavoro temporanei nei Paesi che ne faranno richiesta. Contratti regolari, assistenza sanitaria, tutele. E al termine, ritorno volontario con la possibilità di ripartire in modo legale. Un meccanismo pensato per ridurre le morti lungo le rotte e togliere spazio ai trafficanti.
A completare il quadro ci sarà la “Guida di Bengasi”, un documento operativo che stabilisce standard chiari su assistenza sanitaria, diritti legali, protezione di donne e minori, formazione e inserimento lavorativo. Un impegno a garantire dignità e rispetto, anche nei momenti più difficili.
Il progetto è ambizioso e le sfide restano enormi. Ma il messaggio che arriva da Bengasi è forte: la migrazione non è solo un’emergenza da contenere, è una realtà da governare con responsabilità, umanità e visione. E può diventare, se gestita insieme, un’opportunità di sviluppo e stabilità per tutti.
